Andrea Vernucci

Sacerdote della Dea

Non c’é nessun posto come casa.

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Cara Dorothy,

oggi mi lascio andare a questa bellezza. Alla fioritura che celebro, mentre tutto fa l’Amore. Alla lenta realizzazione della gioia che avviene se mi lascio andare al flusso, come tenta di insegnarmi questa terra di fiume da anni. Cedo alla meraviglia che provo adesso, e a quella che verrá. Forse, i papaveri lungo la via di mattoni dorati erano li per portarci in altri mondi, migliori. Per insegnarci a chiudere gli occhi e sognare ancora.

Che la cittá di Smeraldo é tutta una farsa.

Ho scoperto che c’é tra i papaveri una deviazione dal sentiero di mattoni dorati. Un vialetto,

É un po dissestato, discontinuo e in salita. Porta qui. Alle braccia del mio uomo, alla mia famiglia, e al canto della Dea. A casa.

Primavera: rinascita spirituale.

Buona Primavera.

Non augurerò Buona Pasqua, e nemmeno Buona Ostara.

La Dea é viva: é Vita attorno a noi, che si risveglia, che vive di nuovo, che ci chiama e ci permea ed inonda. Ci ama, ci nutre, ci fa di nuovo respirare.

La Dea é in noi, attorno a noi. Presente. Qui. Ora.

La Dea ha certamente un nome in questa stagione: e quel nome nella nostra lingua é Primavera.

E' Pasqua per i Cristiani. E' Ostara per i pagani. E chissà quanti altri nomi. E quante lotte, per accaparrarsi la ragione sul "da dove viene veramente la Pasqua". C'é chi sostiene sia frutto del Cristianesimo stesso, che pure ha rilevato alcune tradizioni pagane. C'é chi dice che venga dal nome della Dea Oestre, o peggio Ishtar, che a parte la fonetica c'entra molto poco. Ma é proprio qui che giace il problema: non si tratta di religioni a confronto. Nessuno ha ragione. Non ha importanza se c'é un "mito" più vero di un'altro. Perché il "mito" é "mito". Ha origine dagli stessi archetipi, in ogni sua trasposizione. Non serve torcere la storia per far notare quanto i cristiani abbiano sovrascritto il paganesimo: é evidente e cosa nota. E non serve a nessun pagano rivendicare di contro la Pasqua in una perenne ricerca di un'approvazione che non solo non arriverà, ma che si cerca dalle stesse persone che si ritengono "addormentati". Si cammina una strada conflittuale, in entrambi i casi, senza che questo conflitto sterile possa portare da qualche parte. Si chiama polemica. I conflitti in natura invece portano sempre da qualche parte. Dovremo quindi forse silenziarci e ascoltare il silenzio.

Se ci focalizziamo sull'avere ragione, stiamo dimenticando di VIVERE quello che la Dea in questa stagione ci sta dicendo: rinasci dal passato, figlio mio. Vivi. Vivi di Nuovo.

Se guardo la storia, non vedo nei cristiani appropriazioni molto diverse da quelle che oggi il mondo occidentale fa con le filosofie orientali. Ma il "mito" é e rimane un mito. Un aiuto, come ripeto sempre, a creare nella nostra mente umana una figura, un immagine che ci possa guidare nel convogliare e nel sentire un flusso di energia particolare, con certe caratteristiche o in un determinato momento dell'anno. 

Ecco spuntare quindi Ostara, Oestre, Cristo che risorge, e mille altri nomi di divinità, influenzati dalla società circostante. 

Amo parlare di Ostara ad esempio, perché quel tipo di immagine ha su di me un'effetto immediato e mi connette esattamente a dove voglio andare, la mia mente é umana: ha bisogno del mito. Quel mito, parla la mia "lingua". E quel mito, é sempre stato detto e scritto da un altro umano, ad un momento nella storia. 

Gli sono molto grato, ma se mi sconnettessi dal mio autentico sentire e celebrassi un nome per celebrare il nome, non sarei molto distante da chi segue una religione giusto per non farsi domande.

Le vere origini della parola "Pasqua" non mi interessano. 

Io sono qui, vivo, oggi. E il mio sentire spirituale può essere aiutato da tradizioni e miti. Ma se diventa solo ripetizione di tradizioni e miti, é niente.

Ecco perché credo che sia tempo di finirla, di smetterla, e di riaprire gli occhi. Che ognuno si desti e si ritorni a osservare, a sentire davvero. A vivere qui e ora la natura e la forza della Dea che é viva attorno a noi. Mettiamo sull'altare chi vogliamo, usiamo le storie che più ci piacciono. Tolkien, se preferiamo. 

Ma onoriamo la Vita, che ritorna, che fiorisce attorno a noi, che ci inonda di sole. Ascoltiamo il nostro cuore che batte più forte, la pressione sanguigna che riemerge, i piedi che ci chiedono di uscire,  i nostri sogni che ci chiedono di essere seminati, curati e portati a compimento: tutto questo, in cui noi siamo e che é attorno a noi, é la Dea. Che é Viva, e ci chiama!

 

Non augurerò Buona Pasqua, perché non sono cristiano. Non augurerò Buona Ostara perché non sono un pagano e non ho bisogno di validare sempre ogni mio sentire con tradizioni millenarie. Quelle vanno onorate ed imparate, ma il mio sentire, se lo approfondisco, é vivo e valido. E' vita!

In questa stagione onoro infatti le tradizioni che più sento vicine a me: la celebrazione dell'equinozio, un piccolo altare ai nomi della Dea a primavera (tra cui Ostara) di genti che prima di me l'hanno trovata a loro affine in questa forma.

Ma sono un Sacerdote della Dea, e augurerò a tutti BUONA PRIMAVERA.

Perché la Dea permea ogni pensiero, anche quelli diversi dai nostri. 

E perché la Dea non é una religione: é la vita, é il culto della Terra su cui viviamo, di ciò che rigoglioso vive e perisce, che respira o meno. Ci include, ci riguarda, é tangibile. Ed é anche intangibile: é la magia silenziosa che sappiamo esistere, che unifica i nostri pensieri, che crea i sentimenti e la meraviglia, é il mistero che non spieghiamo. Ed é vera quanto la fioritura.

Auguro buona primavera perché un augurio non é un imporre una vista religiosa, ma augurare agli altri un buon auspicio per il momento della vita che vivono. E' cosa degli altri. Un dono che si fa.

E allora auguro buona primavera, perché la vostra primavera sia il vostro vero momento di rinascita. Che possiate muovervi con la Dea che é Natura, armoniosi e liberi, godendo dei raggi del sole e trovando nuova linfa nel vostro essere.

Che possiate essere liberi dai "vestiti della festa" o dalle maschere che troppo a lungo avete portato, che la vostra voce possa echeggiare cristallina e che i vostri occhi sappiano nutrirsi della bellezza che la Dea ci mostra: che possiamo tutti essere come l'erba e fiori di questa stagione. Pronti a gioire, a fiorire in bellezza.

Che possiamo tutti cogliere il mistero e la magia dell'uovo della vita, la superficie che noi stessi schiudiamo per rivelarci nella nostra vera forma.

Che possano i miti, la fantasia e le tradizioni guidarci, ispirarci, dipingerci e insegnarci senza farci dimenticare di onorare colei che tutto per tutti genera e tutto e per tutti é: la Dea, in cui noi siamo e viviamo. 

Possa essere per tutti noi una Primavera di forte risveglio, ispirazione e nuova Vita.

Alziamo le braccia al cielo. Respiriamo. Apriamo gli occhi.

Ecco la Dea, ecco la Vita. Ecco, é Primavera.

Viviamola.

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Vivi ogni giorno come se fosse il primo.

Sei umano. Ed é il motivo per cui sei qui, e perché sei fatto cosi.

Abbraccia, tocca, senti, prova. Trova la tua serenità, e arrabbiati, di quella rabbia che innerva il tuo spirito. Sfogati, vivi le emozioni che porti dentro dalla prima all'ultima. Vivile davvero. Lascia che ti attraversino senza aggrapparsi a come vivi la vita, e che ti mostrino dove ti puoi spingere. Lascia che ti insegnino le lezioni che ti aiuteranno. Sbaglia. E ripeti, un poco meglio ogni volta. Meglio per te, non meglio per quello che si dovrebbe fare secondo qualcun altro, su un'altra strada, un'altra volta. Secondo te, il tuo sentire, quella cosa che ti parla e urla dentro.

Stai con le persone, vivi con loro pezzi della strada o tutta la vita, impara che il mondo non ruota attorno a te e che le cose cambiano. E che possono farlo con la consapevolezza che va bene cosi. Sorridi, piangi, sii contento, concediti di essere triste. Ridi sguaiatamente e corri in modo scomposto. Accogli e lascia andare. Sii spettinato e lasciati spettinare. Ascolta musica che ti muove il cuore, di chiunque sia, scrivila se vuoi, e rendilo un momento sacro per il tuo spirito. Cerca l'illuminazione per portarla nelle tue ombre e guardale danzare. Accetta che viviamo in questo tempo: la Dea, la Natura, l'Universo, sono in ogni piccola scelta e in ogni piccola cosa, anche in quelle brutte e terribili che in questo mondo non ti piacciono. Ecco perché devi rimboccarti le maniche e dire la tua, anche sbagliando, anche cambiando idea. Perché le tue parole e il tuo modo di fare toccano quel mondo, un passo alla volta.

Non illuderti: la realtà é già sorprendente se la guardi davvero. Prendi la rincorsa e accetta che sei umano, qui ed ora, e fai di quell'umanità ogni giorno qualcosa di più di quello che sei abituato a farne. Hai tutti i colori dentro, ascoltali.

Di cose di cui ti pentirai, mangia quella cioccolata, prendi quel treno e fai quel bagno di mezzanotte. Impara ogni giorno come il concentrato di materia senziente e consapevole che sei é parte integrante di tutto e allo stesso tempo di come tu sia l'unica speranza dell'Universo di vivere quella vita che vivi esattamente ed unicamente come la potresti vivere solo tu, e nessun altro.

Vivi ogni giorno come se fosse il primo.

E Ama. Ama senza paura.

Non avere paura di fiorire

“Non avere paura di fiorire.
Non avere paura di farlo da sola.
Non avere paura di essere protagonista della tua vita.
Ribelle e selvaggia, libera.
Muoviti con grazia,
e dona i frutti del tuo cuore con onestà.
Chi ti ama, amerà la tua fioritura.
Ti lascerà fare la tua strada.
E degli altri sarà il tempo la cura.
Non avere paura di sbocciare.
Non tutti i fiori sono in un prato fiorito o in un giardino.
Sii fiore d'acqua, fiore in una citta o fiore del deserto.
Ma non avere mai piu paura di fiorire.
Eri certa di essere un seme,
Ma sei sempre stata un fiore,
Tutto questo tempo.”

A mia madre, a mia sorella, alla mia migliore amica.
E a me. Alla fioritura.

Il tempo c’é.

Ho scoperto, meraviglie dell’età e del bianco ciuffo di capelli che decora la mia chioma ora, che non ho più tempo.

Non ho più tempo per trattenere i sentimenti, per lasciare che deperiscano  agli angoli del cuore. Non ho più tempo per tentare di essere l’adulto che non sarò mai. Ma ho tutto il tempo per essere l’adulto che sono e che vorrei essere.

Che non lascia le amarezze da parte e che non se ne vuole portare nessuna a casa. Non ho più tempo per parlare sempre, e non ho nemmeno tempo per curarmi che mi si mettano in bocca parole che non ho detto, e neanche pensato.

Non ho più tempo per voler avere ragione, per i conflitti, per le battaglie. La soluzione c’é, sempre, ce ne sono un milione, e non ho più tempo da sprecare arrabbiato, o con chi le soluzioni non le vuole vedere per paura di ammettere i fallimenti. Non ho altresi tempo per fingere di essere una collana di successi: preferisco ammettere candidamente che una lunga serie di fallimenti e abbagli mi hanno portato a trovarmi ed essere qui. E questo è per me un successo. 

Non ho tempo per avere ragione, voglio invece avere tempo per capire i perché, capirsi, ascoltare. Voglio sbagliarmi, e spero che mi venga spiegato quello che non riesco a vedere. Non ho più tempo per essere convinto di sapere tutto io. Perchè non so nulla, o poco piu. 

Non ho più tempo per le amicizie ossessive che amicizie non sono, non voglio piu dedicare tempo a chi si innamora di me, non corrisposto o non capendolo, o per chi crede che nelle vite precedenti si sia stati amanti e allora bisogna torturarsi per sempre. Forse, se siamo alla vita successiva, ammettendo che non credo per un istante a quest’egocentrico sistema di reincarnazioni di concepire il “tutto”, un motivo ci sarà. Ho tempo, e voglio avere tempo invece per capire che parti di noi vengono dalla stessa matrice e quali altre invece no, e che meraviglia sono queste ultime. Quante coe possiamo mostrarci a vicenda dalle nostre anime antiche: questo voglio avere tempo di gustarmelo. 

Non ho più tempo per le relazioni complicate e pericolose, per chi non si capisce e pretende allora che nessuno attorno a se si capisca mai nella vita. Per chi non si vuole bene e non può sentire un “sto bene” dagli altri. Ho tempo di brindare a chi ha il coraggio di raccontarsi e la forza di provare a farcela lo stesso. E voglio avere il tempo di essere due braccia e una casa dove anche chi è forte puo essere un po vulnerabile e lasciarsi andare.

Ho scoperto però che ho tempo, e voglia, per portare e accogliere nella mia vita chi fa bene al mio cuore. O chi ha un cuore a cui io faccio bene. Chi sceglie di stare con me per quel gomitolo di cose che sono e soprattutto per nulla in particolare, se non che si sta bene assieme. Che qualcosa brilla. Che qui e ora è tempo per noi. Che si trova tempo l’un l’altro. Che ci si abbraccia senza soffocarsi. Che si condivide il nutrimento senza pretenderlo.

Ho tempo per le cose e le relazioni che funzionano a distanza e nonostante il tempo, lo spazio e che anche se scalfite vivono e sono balsamo sul cuore: sono quelle vere, che non nascono da proiezioni reciproche, ma da anime che si parlano.

Ho tempo, voglia e passione per amare. Ho la fortuna di imparare ogni giorno a farlo un po meglio. Ma so che, fino al mio ultimo giorno di vita saró sempre un principiante. E questo mi rincuora.  

Voglio avere tempo da donare quando posso a chi chiede il mio aiuto. Per me é un po’ di tempo, ma per qualcun altro é una mano importante in un momento impossibile. E per questo, io cerchero di avere sempre cuore, e tempo, servendo la Dea che è la vita universale che scorre attorno a me. 

Non ho più tempo per l’intrattenimento. Non ho più voglia di esibire, ma ho voglia di condividere. Non ho più tempo per le derisioni degli altri, ma ho trovato tanto tempo per ridere da solo di me stesso, per prendermi in giro, per non prendermi troppo sul serio.Ho imparato che ho tempo per essere divertente, senza pensarci troppo. Non ho più tempo per le carnevalate, le discoteche tristi, la musica che non muove il mio spirito, per i vestiti tristi e le apparenze che nascondono. Allo stesso modo, non ho più tempo per la rievocazione storica, spirituale e valoriale fine a se stessa, non ho più tempo per la vita di tradizione non questionata e per il concetto di “giusto” e “sbagliato”, “sensato” o “meno” solo perchè viene da un libro o un reperto scritto o cresto prima della mia nascita. Voglio perdere tempo a farmi domande e trovare risposte vere in quel momento per me, risposte  che mi muovono e muovono il mio spirito.

Non voglio più avere tempo di fingere appartenenze e appropriandomi di cose e tradizioni non mie quando é molto più onesto semplicemente onorarle, sentirle e prendere ispirazione da esse ammettendo il furto per bene di cuore e connessione di spirito.  

Non ho più tempo per non essere ispirato da ciò che faccio.

Non ho più voglia che il percorso sacro che cammino si mescoli con una vita inconsapevole. Voglio trovare tempo di essere qui, presente, sempre, in ogni secondo. Ho tempo, perché questo percorso sia sempre più reale. Più contemporaneo. Più condiviso. In questo tempo, qui e ora. Ho tempo perché la magia sia reale, perché sia nelle foglie e negli alberi, nelle acque di un fiume e nelle giornate di chi mi é vicino. 

Non ho più tempo per serbare rancore, non ho più tempo per pensare al rancore. Non ho voglia di portarlo a casa, di portarmelo in giro. Ho voglia di portare in giro il mio naso all’insù, e se a volte non trovo il tempo , voglio trovarlo e farlo diventare realtà.

Non ho più tempo di fare le cose che non ho voglia di fare.

Non ho più tempo per i capitoli infiniti. Quelli che cominciano oggi e finiscono ti dico quando. Ho imparato che le avventure hanno un inizio uno svolgimento e una fine. La fine non é sempre una “fine”: per le relazioni può essere una serena amicizia duratura, l’amore di una vita,  per i progetti un fiorire di mille opportunità, altri piccoli inizi. Ma non ho più tempo per i lunghi svolgimenti intricati: ho imparato a camminare scalzo o con i sandali, senza scarpe da scalata. E la terra ci insegna che ci sono posti dove possiamo arrivare ed altri dove, semplicemente, no. 

Non ho più tempo per far le cose male, per farle senza ispirazione. Non ho più tempo per i cavilli, per le polemiche, per ciò che sottrae tempo al mio tempo non portando avanti cio che il muo cuore brama di fare.  Ho voglia, e tempo, di fiorire, di vedere dove va la barca se soffi più che puoi sulle vele. Ho voglia e tempo di stupirmi, di emozionarmi, di meravigliarmi.

Non ho più tempo per fingere di non aver tempo: il tempo c’é.  

E voglio vivere il mio tempo davvero. Presente, connesso, vivo e cosciente.

Seguendo l’ispirazione tra le nebbie.

Se mi chiedi della Dea.

Siamo concentrati a definire i nomi della Dea, a voler radunare nazioni sotto una bandiera. Vogliamo dare nomi agli alberi, nomi alle specie e alle componenti del mondo. Laddove questi nomi e queste parole assumono potere nei secoli e nel tempo per l'intento che il nostro spirito vi depone, sono e restano tentativi umani di visualizzare e focalizzare qualcosa che non possiamo interamente visualizzare. E questo, è perche ne facciamo parte, non siamo in cima al tutto. La Dea è Vita, ed è pervasiva: è nelle cose meravigliose e in quelle a noi orribili, è nel vento e nell'inventiva, nel raggio di sole del mattino e nel sangue sulla bocca del predatore. Se mi chiedi della Dea, ti potrei menzionare miti, nomi, erigere templi. Ed è tutto valido. Ma se mi chiedi della Dea, ti parleró di alberi, di stagioni, di uno stato dello spirito e di un mondo che si trova oltre il velo costituito di nomi che fittamente abbiamo costruito. Perchè Dea è ovunque, se solo abbiamo la forza di ascoltarci, ascoltare e…vedere.

Abbiamo la risposta?

Credo sia tempo di accettare che il modo di gestire le relazioni sociali e le interazioni comunitarie della nostra società moderna non funziona più.
Il mancato scambio di emozioni autentiche, esperienze vere, schermate dallo status quo e dal come abbiamo impostato per questa e le prossime generazioni una vita ego-driven sta portando molto rapidamente al degrado del tessuto sociale tutto attorno a noi.
Non affrontare le proprie resistenze e pregiudizi al loro affiorare perché “non si dice”, sta portando a un'ondata reazionaria inaudita. Questi sentimenti inespressi o mascherati, sommati giorno dopo giorno, si gonfiano dentro di noi e generano stragi e intolleranze verso interi ceti sociali. Se non si affrontano i propri temi e resistenze non ci si confronta e ci si solidifica in posizioni impossibili e anche inumane. Si finiscono per dire e fare cose, che mai avremo immaginato.
Allo stesso modo, il perbenismo di facciata é ugualmente pericoloso : é basato sul privilegio delle classi dominanti che non si sporcano le mani ma “consentono” benevolmente ad altri individui diritti e opportunità. Che hanno dalla nascita, e senza necessità teorica di chiedere il permesso di esistere.
Infine, abbiamo lasciato che la patria diventi barriera, che le tradizioni diventino bigottismo, che l'avere un dibattito etico sia impossibile, che i media diventino il vangelo anche se comprendiamo che non dicono tutta la verità e, di base, abbiamo smesso di ascoltare.
Ci siamo messi a parlare in ogni modo possibile, non guardiamo e non osserviamo: scorriamo le immagini del mondo attorno a noi. Il costrutto sociale e inter-nautico di noi stessi é più impavido di quanto noi potremo mai essere, perché é forte del non-confronto, del non-ascolto. Abbiamo deposto il dialogo, e preso in mano dei megafoni che parlano solo quando é tardi, quando il discorso dentro di noi é già affrontato, morto. Ci siamo offesi, indignati, arrabbiati, abbiamo nutrito il nostro rancore per qualsiasi cosa la vita ci ha buttato addosso indirizzandolo a terzi ignoti e, solo alla fine, ci siamo interfacciati con il mondo. Non vivendo le situazioni di fatto da esseri umani, ma da prototipo umano preimpostato. Non pensiamo se qualcosa é giusto o sbagliato, ma siamo schiavi dell’ “in teoria” , “per principio”.
Abbiamo dimenticato l’analisi delle situazioni, il discernimento, le sfumature. E’ tutto bianco, o nero. E’ tutto così semplice. Talmente semplice, che il mondo va contro i suoi stessi abitanti e se ne accorge sempre troppo tardi.

Cé una speranza. Parlare di meno, ascoltare di più. Amare davvero, la vita, la nostra vita. E ripartire da noi. Ascoltando caso per caso, lasciando stare cosa dovremo essere, e capire che siamo solo noi che creiamo il mondo attorno. Che la realtà é davvero la fuori, ed é ricca di sfumature che aspettano solo quel meraviglioso cervello che abbiamo. Ma che soprattutto, aspettano il nostro cuore, il nostro coraggio, la nostra autenticità, tutti i dubbi e tutte le domande.
Siamo figli della stessa terra, siamo parte dello stesso mondo, assieme. Siamo qui e ora, insieme. Possiamo scegliere di non farci niente. O, per cominciare, possiamo cominciare a fare un piccolo cambio nella nostra vita, subito.
Ascoltandoci. Parlando. Ascoltando gli altri. E partire da una piccola domanda per volta. Si, proprio quella che mette al disagio il nostro cuore.
Siamo sicuri, di avere già la risposta?