Andrea Vernucci

Sacerdote della Dea

Abbiamo la risposta?

Credo sia tempo di accettare che il modo di gestire le relazioni sociali e le interazioni comunitarie della nostra società moderna non funziona più.
Il mancato scambio di emozioni autentiche, esperienze vere, schermate dallo status quo e dal come abbiamo impostato per questa e le prossime generazioni una vita ego-driven sta portando molto rapidamente al degrado del tessuto sociale tutto attorno a noi.
Non affrontare le proprie resistenze e pregiudizi al loro affiorare perché “non si dice”, sta portando a un'ondata reazionaria inaudita. Questi sentimenti inespressi o mascherati, sommati giorno dopo giorno, si gonfiano dentro di noi e generano stragi e intolleranze verso interi ceti sociali. Se non si affrontano i propri temi e resistenze non ci si confronta e ci si solidifica in posizioni impossibili e anche inumane. Si finiscono per dire e fare cose, che mai avremo immaginato.
Allo stesso modo, il perbenismo di facciata é ugualmente pericoloso : é basato sul privilegio delle classi dominanti che non si sporcano le mani ma “consentono” benevolmente ad altri individui diritti e opportunità. Che hanno dalla nascita, e senza necessità teorica di chiedere il permesso di esistere.
Infine, abbiamo lasciato che la patria diventi barriera, che le tradizioni diventino bigottismo, che l'avere un dibattito etico sia impossibile, che i media diventino il vangelo anche se comprendiamo che non dicono tutta la verità e, di base, abbiamo smesso di ascoltare.
Ci siamo messi a parlare in ogni modo possibile, non guardiamo e non osserviamo: scorriamo le immagini del mondo attorno a noi. Il costrutto sociale e inter-nautico di noi stessi é più impavido di quanto noi potremo mai essere, perché é forte del non-confronto, del non-ascolto. Abbiamo deposto il dialogo, e preso in mano dei megafoni che parlano solo quando é tardi, quando il discorso dentro di noi é già affrontato, morto. Ci siamo offesi, indignati, arrabbiati, abbiamo nutrito il nostro rancore per qualsiasi cosa la vita ci ha buttato addosso indirizzandolo a terzi ignoti e, solo alla fine, ci siamo interfacciati con il mondo. Non vivendo le situazioni di fatto da esseri umani, ma da prototipo umano preimpostato. Non pensiamo se qualcosa é giusto o sbagliato, ma siamo schiavi dell’ “in teoria” , “per principio”.
Abbiamo dimenticato l’analisi delle situazioni, il discernimento, le sfumature. E’ tutto bianco, o nero. E’ tutto così semplice. Talmente semplice, che il mondo va contro i suoi stessi abitanti e se ne accorge sempre troppo tardi.

Cé una speranza. Parlare di meno, ascoltare di più. Amare davvero, la vita, la nostra vita. E ripartire da noi. Ascoltando caso per caso, lasciando stare cosa dovremo essere, e capire che siamo solo noi che creiamo il mondo attorno. Che la realtà é davvero la fuori, ed é ricca di sfumature che aspettano solo quel meraviglioso cervello che abbiamo. Ma che soprattutto, aspettano il nostro cuore, il nostro coraggio, la nostra autenticità, tutti i dubbi e tutte le domande.
Siamo figli della stessa terra, siamo parte dello stesso mondo, assieme. Siamo qui e ora, insieme. Possiamo scegliere di non farci niente. O, per cominciare, possiamo cominciare a fare un piccolo cambio nella nostra vita, subito.
Ascoltandoci. Parlando. Ascoltando gli altri. E partire da una piccola domanda per volta. Si, proprio quella che mette al disagio il nostro cuore.
Siamo sicuri, di avere già la risposta?