Andrea Vernucci

Artist. Witch. Raven.

(+39)3470523909

Il tempo c’é.

Ho scoperto, meraviglie dell’età e del bianco ciuffo di capelli che decora la mia chioma ora, che non ho più tempo.

Non ho più tempo per trattenere i sentimenti, per lasciare che deperiscano  agli angoli del cuore. Non ho più tempo per tentare di essere l’adulto che non sarò mai. Ma ho tutto il tempo per essere l’adulto che sono e che vorrei essere.

Che non lascia le amarezze da parte e che non se ne vuole portare nessuna a casa. Non ho più tempo per parlare sempre, e non ho nemmeno tempo per curarmi che mi si mettano in bocca parole che non ho detto, e neanche pensato.

Non ho più tempo per voler avere ragione, per i conflitti, per le battaglie. La soluzione c’é, sempre, ce ne sono un milione, e non ho più tempo da sprecare arrabbiato, o con chi le soluzioni non le vuole vedere per paura di ammettere i fallimenti. Non ho altresi tempo per fingere di essere una collana di successi: preferisco ammettere candidamente che una lunga serie di fallimenti e abbagli mi hanno portato a trovarmi ed essere qui. E questo è per me un successo. 

Non ho tempo per avere ragione, voglio invece avere tempo per capire i perché, capirsi, ascoltare. Voglio sbagliarmi, e spero che mi venga spiegato quello che non riesco a vedere. Non ho più tempo per essere convinto di sapere tutto io. Perchè non so nulla, o poco piu. 

Non ho più tempo per le amicizie ossessive che amicizie non sono, non voglio piu dedicare tempo a chi si innamora di me, non corrisposto o non capendolo, o per chi crede che nelle vite precedenti si sia stati amanti e allora bisogna torturarsi per sempre. Forse, se siamo alla vita successiva, ammettendo che non credo per un istante a quest’egocentrico sistema di reincarnazioni di concepire il “tutto”, un motivo ci sarà. Ho tempo, e voglio avere tempo invece per capire che parti di noi vengono dalla stessa matrice e quali altre invece no, e che meraviglia sono queste ultime. Quante coe possiamo mostrarci a vicenda dalle nostre anime antiche: questo voglio avere tempo di gustarmelo. 

Non ho più tempo per le relazioni complicate e pericolose, per chi non si capisce e pretende allora che nessuno attorno a se si capisca mai nella vita. Per chi non si vuole bene e non può sentire un “sto bene” dagli altri. Ho tempo di brindare a chi ha il coraggio di raccontarsi e la forza di provare a farcela lo stesso. E voglio avere il tempo di essere due braccia e una casa dove anche chi è forte puo essere un po vulnerabile e lasciarsi andare.

Ho scoperto però che ho tempo, e voglia, per portare e accogliere nella mia vita chi fa bene al mio cuore. O chi ha un cuore a cui io faccio bene. Chi sceglie di stare con me per quel gomitolo di cose che sono e soprattutto per nulla in particolare, se non che si sta bene assieme. Che qualcosa brilla. Che qui e ora è tempo per noi. Che si trova tempo l’un l’altro. Che ci si abbraccia senza soffocarsi. Che si condivide il nutrimento senza pretenderlo.

Ho tempo per le cose e le relazioni che funzionano a distanza e nonostante il tempo, lo spazio e che anche se scalfite vivono e sono balsamo sul cuore: sono quelle vere, che non nascono da proiezioni reciproche, ma da anime che si parlano.

Ho tempo, voglia e passione per amare. Ho la fortuna di imparare ogni giorno a farlo un po meglio. Ma so che, fino al mio ultimo giorno di vita saró sempre un principiante. E questo mi rincuora.  

Voglio avere tempo da donare quando posso a chi chiede il mio aiuto. Per me é un po’ di tempo, ma per qualcun altro é una mano importante in un momento impossibile. E per questo, io cerchero di avere sempre cuore, e tempo, servendo la Dea che è la vita universale che scorre attorno a me. 

Non ho più tempo per l’intrattenimento. Non ho più voglia di esibire, ma ho voglia di condividere. Non ho più tempo per le derisioni degli altri, ma ho trovato tanto tempo per ridere da solo di me stesso, per prendermi in giro, per non prendermi troppo sul serio.Ho imparato che ho tempo per essere divertente, senza pensarci troppo. Non ho più tempo per le carnevalate, le discoteche tristi, la musica che non muove il mio spirito, per i vestiti tristi e le apparenze che nascondono. Allo stesso modo, non ho più tempo per la rievocazione storica, spirituale e valoriale fine a se stessa, non ho più tempo per la vita di tradizione non questionata e per il concetto di “giusto” e “sbagliato”, “sensato” o “meno” solo perchè viene da un libro o un reperto scritto o cresto prima della mia nascita. Voglio perdere tempo a farmi domande e trovare risposte vere in quel momento per me, risposte  che mi muovono e muovono il mio spirito.

Non voglio più avere tempo di fingere appartenenze e appropriandomi di cose e tradizioni non mie quando é molto più onesto semplicemente onorarle, sentirle e prendere ispirazione da esse ammettendo il furto per bene di cuore e connessione di spirito.  

Non ho più tempo per non essere ispirato da ciò che faccio.

Non ho più voglia che il percorso sacro che cammino si mescoli con una vita inconsapevole. Voglio trovare tempo di essere qui, presente, sempre, in ogni secondo. Ho tempo, perché questo percorso sia sempre più reale. Più contemporaneo. Più condiviso. In questo tempo, qui e ora. Ho tempo perché la magia sia reale, perché sia nelle foglie e negli alberi, nelle acque di un fiume e nelle giornate di chi mi é vicino. 

Non ho più tempo per serbare rancore, non ho più tempo per pensare al rancore. Non ho voglia di portarlo a casa, di portarmelo in giro. Ho voglia di portare in giro il mio naso all’insù, e se a volte non trovo il tempo , voglio trovarlo e farlo diventare realtà.

Non ho più tempo di fare le cose che non ho voglia di fare.

Non ho più tempo per i capitoli infiniti. Quelli che cominciano oggi e finiscono ti dico quando. Ho imparato che le avventure hanno un inizio uno svolgimento e una fine. La fine non é sempre una “fine”: per le relazioni può essere una serena amicizia duratura, l’amore di una vita,  per i progetti un fiorire di mille opportunità, altri piccoli inizi. Ma non ho più tempo per i lunghi svolgimenti intricati: ho imparato a camminare scalzo o con i sandali, senza scarpe da scalata. E la terra ci insegna che ci sono posti dove possiamo arrivare ed altri dove, semplicemente, no. 

Non ho più tempo per far le cose male, per farle senza ispirazione. Non ho più tempo per i cavilli, per le polemiche, per ciò che sottrae tempo al mio tempo non portando avanti cio che il muo cuore brama di fare.  Ho voglia, e tempo, di fiorire, di vedere dove va la barca se soffi più che puoi sulle vele. Ho voglia e tempo di stupirmi, di emozionarmi, di meravigliarmi.

Non ho più tempo per fingere di non aver tempo: il tempo c’é.  

E voglio vivere il mio tempo davvero. Presente, connesso, vivo e cosciente.

Seguendo l’ispirazione tra le nebbie.

Se mi chiedi della Dea.

Siamo concentrati a definire i nomi della Dea, a voler radunare nazioni sotto una bandiera. Vogliamo dare nomi agli alberi, nomi alle specie e alle componenti del mondo. Laddove questi nomi e queste parole assumono potere nei secoli e nel tempo per l'intento che il nostro spirito vi depone, sono e restano tentativi umani di visualizzare e focalizzare qualcosa che non possiamo interamente visualizzare. E questo, è perche ne facciamo parte, non siamo in cima al tutto. La Dea è Vita, ed è pervasiva: è nelle cose meravigliose e in quelle a noi orribili, è nel vento e nell'inventiva, nel raggio di sole del mattino e nel sangue sulla bocca del predatore. Se mi chiedi della Dea, ti potrei menzionare miti, nomi, erigere templi. Ed è tutto valido. Ma se mi chiedi della Dea, ti parleró di alberi, di stagioni, di uno stato dello spirito e di un mondo che si trova oltre il velo costituito di nomi che fittamente abbiamo costruito. Perchè Dea è ovunque, se solo abbiamo la forza di ascoltarci, ascoltare e…vedere.

Abbiamo la risposta?

Credo sia tempo di accettare che il modo di gestire le relazioni sociali e le interazioni comunitarie della nostra società moderna non funziona più.
Il mancato scambio di emozioni autentiche, esperienze vere, schermate dallo status quo e dal come abbiamo impostato per questa e le prossime generazioni una vita ego-driven sta portando molto rapidamente al degrado del tessuto sociale tutto attorno a noi.
Non affrontare le proprie resistenze e pregiudizi al loro affiorare perché “non si dice”, sta portando a un'ondata reazionaria inaudita. Questi sentimenti inespressi o mascherati, sommati giorno dopo giorno, si gonfiano dentro di noi e generano stragi e intolleranze verso interi ceti sociali. Se non si affrontano i propri temi e resistenze non ci si confronta e ci si solidifica in posizioni impossibili e anche inumane. Si finiscono per dire e fare cose, che mai avremo immaginato.
Allo stesso modo, il perbenismo di facciata é ugualmente pericoloso : é basato sul privilegio delle classi dominanti che non si sporcano le mani ma “consentono” benevolmente ad altri individui diritti e opportunità. Che hanno dalla nascita, e senza necessità teorica di chiedere il permesso di esistere.
Infine, abbiamo lasciato che la patria diventi barriera, che le tradizioni diventino bigottismo, che l'avere un dibattito etico sia impossibile, che i media diventino il vangelo anche se comprendiamo che non dicono tutta la verità e, di base, abbiamo smesso di ascoltare.
Ci siamo messi a parlare in ogni modo possibile, non guardiamo e non osserviamo: scorriamo le immagini del mondo attorno a noi. Il costrutto sociale e inter-nautico di noi stessi é più impavido di quanto noi potremo mai essere, perché é forte del non-confronto, del non-ascolto. Abbiamo deposto il dialogo, e preso in mano dei megafoni che parlano solo quando é tardi, quando il discorso dentro di noi é già affrontato, morto. Ci siamo offesi, indignati, arrabbiati, abbiamo nutrito il nostro rancore per qualsiasi cosa la vita ci ha buttato addosso indirizzandolo a terzi ignoti e, solo alla fine, ci siamo interfacciati con il mondo. Non vivendo le situazioni di fatto da esseri umani, ma da prototipo umano preimpostato. Non pensiamo se qualcosa é giusto o sbagliato, ma siamo schiavi dell’ “in teoria” , “per principio”.
Abbiamo dimenticato l’analisi delle situazioni, il discernimento, le sfumature. E’ tutto bianco, o nero. E’ tutto così semplice. Talmente semplice, che il mondo va contro i suoi stessi abitanti e se ne accorge sempre troppo tardi.

Cé una speranza. Parlare di meno, ascoltare di più. Amare davvero, la vita, la nostra vita. E ripartire da noi. Ascoltando caso per caso, lasciando stare cosa dovremo essere, e capire che siamo solo noi che creiamo il mondo attorno. Che la realtà é davvero la fuori, ed é ricca di sfumature che aspettano solo quel meraviglioso cervello che abbiamo. Ma che soprattutto, aspettano il nostro cuore, il nostro coraggio, la nostra autenticità, tutti i dubbi e tutte le domande.
Siamo figli della stessa terra, siamo parte dello stesso mondo, assieme. Siamo qui e ora, insieme. Possiamo scegliere di non farci niente. O, per cominciare, possiamo cominciare a fare un piccolo cambio nella nostra vita, subito.
Ascoltandoci. Parlando. Ascoltando gli altri. E partire da una piccola domanda per volta. Si, proprio quella che mette al disagio il nostro cuore.
Siamo sicuri, di avere già la risposta?

Chiese, templi e spirito.

Sono entrato in una chiesa in un piccolo paesino oggi. Io amo le chiese vuote.
Le religioni, come tutte le cose profondamente ambivalenti, portano conflitti e morti, bigottismo e ipocrisia. Ma le chiese, come le sinagoghe e i templi, sono manifestazioni dell'arte umana. Di quell'atto divino ed ispirato che è votato a creare un luogo sacro anche dove la natura non arriva. Tra tutte le brutture architettoniche dell'uomo che deturpano la natura, le chiese invece si sposano con Lei e sono bellissime anche in rovina. Tra tutte le barbarie delle religioni, le chiese sono Asilo e rifugio, luogo sacro di meditazione e dimensione fuori dallo spazio e dal tempo. Nella chiusura e nel rigore delle religioni, questi luoghi parlano da soli allo spirito. Senza bisogno di preti, parole, messe. Io amo le chiese vuote, dove tutti vengono per ritrovarsi. Per ascoltarsi.
Non è importante io sia Pagano, o un sacerdote della Dea. Non lo è perchè la Dea è anche questo: è l'altare di Maria, la Madre, sempre acceso, è l'affetto che tutti nutrono verso di Lei che è Madre per l'umanità. La Dea è quella fede che porta gli umani a costruire questi edifici magnifici che mi rendono orgoglioso delle capacità umane, di questa lode alle arti che è ispirazione della Dea. Sono luoghi sacri per tutti, che non raccolgono il fardello delle religioni, ma lo spirito migliore delle persone. Le preghiere. Gli intenti ed i talenti. È questo che si respira in questi luoghi.
E seppure io ami i miei boschi e le mie lande ed esse siano il mio tempio sopra ogni cosa, trovo che questi luoghi, dalle moschee alle cattedrali, vuote e deserte, silenziose, offrano rifugio e conforto spirituale. Un tocco gentile, la voce della Dea, la bellezza del mondo oltre le nebbie che riemerge, e ci parla anche nei luoghi dove a volte sembriamo non udire la sua voce.

Il suono delle nuvole

C’é una progressione, nel moto delle nuvole la mattina. Se le osserviamo da un giardino, con i nostri piedi che incontrano l’erba bagnata, sentiamo l’eco dei loro passi. Le vediamo sfilare tra i colori del crema e del rosa, rivelando l’azzurro, svelando l’alba.

I cori delle farfalle, ci parlano del tempo che scorre. Il suono delle nuvole é questo: il movimento a tinte pastello delle nubi il mattino.

Mentre ancora tentiamo di ricordare i sogni della notte precedente, mentre il retrogusto nella nostra bocca parla ancora delle ultime, troppe, parole del giorno precedente. Il mondo, scorre. 

Il suono delle nuvole ci riporta alla nostra dimensione saggia e consapevole, e ci fa quasi inorridire di fronte a quanto avventati e rapidi a volte siamo. Ed é umano.Il coro dei nembi del cielo ci rasserena e ci fa un po’ ridere di noi. Delle nostre paure, che muovono grandi parole, e sconvolgono le nostre dialettiche. E ci lasciano soli nel silenzio del tiepido mattino, a spazzare via gli eccessi e areare gli ambienti del nostro pensare.

Possiamo scusarci, possiamo ripensare, riformulare. O possiamo andare avanti.

In fondo, se siamo veramente felici e sereni, la forma non conta. Il come ci si é arrivati non conta più. E se un momento non é andato come speravamo, non é importante: ci saranno nuovi momenti. Sbagliamo tutti, facciamo figuracce tutti, ed usiamo tutti modi e toni che ci eravamo ripromessi di non usare più. Perché capita, e siamo umani. E non viviamo nella nostra boccia di vetro, ma circondati da altri mari, che per noi, con noi o contro di noi si agitano e vanno in tempesta. Ma come sempre, e come ci insegnano le nubi del mattino, il problema non siamo noi: il mondo non ruota attorno a noi.

Possiamo prendere un libro, una candela e una campana e scacciare tutti i fantasmi con il suono delle nuvole, il mattino. E ritornare ad essere quella cosa che siamo veramente, e che a volte sbaglia e regredisce.

Il mattino ci possiamo perdonare, possiamo ridere di noi, e possiamo ricominciare. Con leggerezza e grazia. E gratitudine, per avere un altro mattino.

In questo silenzio, in questi colori pastello meravigliosi.

E’ il suono delle nubi, all’alba.

La Dea.

La Dea è una via sottile. Fluisce tra i mondi e apre tra loro portali. Suoni, colori, profumi. Lei accoglie tra le pieghe del tempo i viaggiatori e svela la realtà in una nuova luce, oltre le nebbie.

Oggi sono io.

Quattro anni fa assistevo alla stessa alba. E il mio cuore intravedeva, nelle acque, il grande cambiamento che avrei dovuto affrontare. Era una scelta. Presi quella scelta, con una canzone nella testa che mi portava alle lacrime per quanto avrei dovuto cambiare e quante pelli avrei dovuto lasciare per arrivare a quella pace, a quella serenità. A quel luogo, a quella liberta. Il cuore batteva forte, smetteva di fuggire e realizzava la natura del cambiamento.

Quattro anni dopo sono qui, a restituire questa bellissima canzone al mare, immerso nell'Alba della Dea che è la vita attorno a me e guida il mio cammino, ogni giorno. È bello, essere a casa, è bello che quella canzone non sia piu un sogno ma dove sono oggi.

Oggi, sono io.

Andrea di Oz

Ci sono giorni in cui mi vedrai volare da Ovest, noncurante della malvagia nomea che mi segue. Ci sono altri giorni in cui mi vedrai giungere dalla città di Smeraldo, da Sud o da Nord in una bolla di sapone, inconsapevole della radiosità del mio venire. E infine, ci saranno altri giorni, quelli più felici, in cui conscio del potere che porto ai miei piedi, mi incamminerò su questa strada di mattoni gialli, sapendo che nessun Mago potrà mai darmi potere più grande di quello che ho sempre avuto, per tutto il tempo.